SEO e GoogleGuida tecnica

Redirect 301 nel restyling: la mappa degli indirizzi passo per passo

Il lavoro meno visibile di un restyling è quello che più spesso decide se il sito nuovo conserva le visite del vecchio.

Il sito di Frantoi Aperti su computer e tablet
Il sito di Frantoi Aperti su computer e tablet

Che cos’è un redirect 301

Ogni pagina di un sito ha un indirizzo. Quando una pagina cambia indirizzo o viene sostituita, chi arriva al vecchio indirizzo (da Google, da un link su un altro sito, da un segnalibro) trova un errore «pagina non trovata», a meno che non ci sia un redirect: un’istruzione del server che lo porta automaticamente al nuovo indirizzo.

Il codice 301 indica che lo spostamento è permanente. È il segnale che Google usa per capire che la pagina nuova prende il posto della vecchia e che può trasferirle i segnali accumulati. La documentazione di Google sui reindirizzamenti raccomanda, quando si cambia l’indirizzo di una pagina, un reindirizzamento permanente lato server; i reindirizzamenti temporanei (302, 307) servono per spostamenti provvisori.

Perché conta tanto nel restyling

Un sito online da anni riceve visite anche da indirizzi che nessuno in azienda ricorda: vecchie pagine promozionali, articoli, categorie del blog, schede di prodotti non più in vendita. Se il sito nuovo cambia la struttura senza reindirizzarli, quelle visite finiscono su una pagina di errore e i link che puntavano lì smettono di contare. È la causa più comune dei cali di traffico dopo un restyling.

Metodo

Come si costruisce la mappa

La mappa è una tabella con due colonne: vecchio indirizzo, nuovo indirizzo. Si prepara prima del lancio, non dopo.

01

Raccogli tutti i vecchi indirizzi

Sitemap, scansione del sito, pagine con impressioni in Search Console, link da altri siti. Anche quelli fuori dalle sitemap.

02

Decidi la destinazione di ciascuno

Stesso indirizzo se la pagina resta; altrimenti la pagina nuova più vicina per argomento.

03

Elimina le catene

Ogni vecchio indirizzo punta direttamente alla destinazione finale, mai a un altro redirect.

04

Prepara i redirect sul server

Nel file di configurazione del server o con uno strumento del CMS, pronti da attivare.

05

Attiva il giorno del lancio

I redirect entrano in funzione nello stesso momento in cui il sito nuovo va online.

06

Verifica indirizzo per indirizzo

Ogni vecchio indirizzo deve rispondere 301 e arrivare a una pagina che risponde 200.

Esempi reali

Dalla mappa del nostro restyling

Alcune righe della mappa preparata per improntacreativa.com: 141 indirizzi del vecchio sito, ognuno con una destinazione.

Vecchio indirizzoNuovo indirizzoPerché
/siti-web-design-perugia//siti-web-perugia/Più pagine sullo stesso argomento unite in una
/creazione-siti-web-perugia//siti-web-perugia/Stesso argomento: i segnali si sommano
/siti-web-design-perugia-mobile//siti-web-perugia/Vecchio doppione per smartphone
/contatti-mobile//contatti/Torna una sola pagina Contatti
/informativa-cookies//cookie-policy/Stesso contenuto, nuovo indirizzo
/tour//chi-siamo/Pagina sostituita dalla più vicina
/project/the-pine-jungle//portfolio/Pagina dimostrativa del tema rimasta online
/differenza-sito-statico-sito-dinamico/(invariato)Articolo aggiornato allo stesso indirizzo

L’ultima riga è la più importante: dove la pagina resta, l’indirizzo non cambia e nessun redirect è necessario.

Due righe della tabella meritano una spiegazione. I doppioni «-mobile» erano pagine create anni fa per gli smartphone, quando i siti non si adattavano da soli allo schermo: oggi il sito è unico e responsive, e i doppioni si reindirizzano alla pagina principale. Le pagine «/project/…» erano contenuti dimostrativi del tema, installati con il sito e mai tolti: Search Console le mostrava tra le pagine indicizzate. Sono esempi tipici di ciò che un inventario porta alla luce; come si prepara l’inventario è spiegato nella guida su come rifare il sito web.

Gli errori più comuni

Reindirizzare tutto alla home page

È la scorciatoia più diffusa: ogni vecchio indirizzo porta alla home. Per chi arriva è frustrante (cercava un servizio preciso e si ritrova all’inizio), e Google tende a trattare questi redirect come pagine non trovate, perché la destinazione non corrisponde al contenuto di prima. La guida di Google ai trasferimenti di sito sconsiglia di reindirizzare molti vecchi indirizzi verso un’unica destinazione non pertinente.

Le catene di redirect

A porta a B, che porta a C. Succede quando un sito ha già subito un restyling e i vecchi redirect restano attivi. Ogni passaggio rallenta il caricamento e aumenta il rischio di errori: nella mappa ogni vecchio indirizzo deve puntare direttamente alla destinazione finale.

Redirect temporanei al posto dei permanenti

Alcuni strumenti usano per impostazione un 302. Per uno spostamento definitivo serve un 301 (o un 308).

Dimenticare i link interni e la sitemap

I redirect sono una rete di sicurezza, non la soluzione. Menu, testi e sitemap del sito nuovo devono contenere solo i nuovi indirizzi.

Togliere i redirect troppo presto

Google indica di mantenerli il più a lungo possibile, in genere almeno un anno. Nella pratica li lasciamo attivi senza scadenza: non costano nulla e continuano a raccogliere i link di altri siti.

Tralasciare immagini e file

PDF di cataloghi, listini e schede tecniche vengono spesso linkati da altri siti o condivisi via email. Se cambiano indirizzo, vanno reindirizzati come le pagine.

Che cosa controllare dopo il lancio

  • Ogni vecchio indirizzo risponde 301 e arriva a una pagina che risponde 200, senza passaggi intermedi. Con molti indirizzi si usa uno script o uno strumento di scansione.
  • Search Console: si invia la sitemap nuova e si controllano ogni giorno il rapporto sulle pagine e gli errori «non trovato» nelle prime settimane.
  • Rendimento: impressioni e clic delle pagine principali, confrontati con quelli di prima. Piccole oscillazioni nelle prime settimane sono normali.
  • Link interni: nessun link del sito nuovo deve puntare a un indirizzo reindirizzato.

Per il nostro sito abbiamo preparato la mappa prima di scrivere una sola pagina nuova: ogni riga ha un indirizzo, una destinazione e il titolo atteso della pagina di arrivo, così la verifica dopo il lancio diventa un confronto automatico. È lo stesso metodo che usiamo nel restyling del sito per i clienti.

Se dopo il lancio le pagine non compaiono nei risultati, i redirect non sono l’unica causa possibile: nella guida perché il mio sito non compare su Google abbiamo raccolto le altre verifiche, dal blocco dell’indicizzazione dimenticato attivo alla sitemap sbagliata.

Domande

Domande sui redirect 301

Stai per rifare il sito?

Prepariamo insieme la mappa degli indirizzi prima del lancio: è il modo più semplice per non perdere le visite che hai già.

Studio

Via Catanelli 34, Ponte San Giovanni